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Reddito di Cittadinanza flop

va ripensato a favore delle imprese che assumono

Abbiamo passato gli ultimi anni a snocciolare bollettini di guerra sull’andamento dell’occupazione. Numeri che infallibilmente, statistica dopo statistica, ci restituivano un mercato del lavoro in costante contrazione in parallelo alla riduzione delle imprese attive. Questo trend pare finalmente essersi interrotto. Nel 2017 prima e nel 2018 poi la caduta libera degli occupati nelle imprese artigiane ha subito un punto di arresto e una contenuta ripresa. Numeri che non ci consentono di cantar vittoria ma che riaccendono un lume di speranza, la sensazione che il peggio, forse, ce lo siamo messi alle spalle. 

Ora c’è bisogno di alimentare quella fiammella con solide misure a sostengo della crescita. Ne parliamo in questo numero di I/u anzitutto fotografando il punto in cui siamo arrivati, sotto il profilo occupazionale, dopo 10 anni di crisi. Un decennio che ha causato una rapida trasformazione dell'assetto produttivo delle imprese artigiane in Friuli Venezia Giulia e che ha coinvolto immancabilmente la forza lavoro. I dati elaborati dal nostro Ufficio studi evidenziano due fenomeni macroscopici: da un lato la resilienza delle aziende artigiane mono-addetto, dall’altro la capacità di ripresa delle realtà più strutturate. Le prime sono quelle che hanno tenuto meglio, vuoi per necessità (piuttosto che chiudere molti artigiani si accontentano di un reddito ridotto), vuoi per capacità (le imprese senza dipendenti hanno meno costi fissi e possono reagire in termini più rapidi agli shock competitivi ). 

Le seconde sono quelle che viceversa hanno pagato di più,sono oggi 1/6 in meno di otto anni fa, sono state costrette a ridurre drasticamente i dipendenti, ma sono anche quelle che passato il peggio hanno ripreso ad assumere. Questo è il quadro. L'abbiamo tratteggiato sentendo la voce di imprese che hanno dovuto tagliare personale o che viceversa di lavoratori ne hanno assunti. Uno spaccato delle difficoltà che molte delle nostre realtà hanno passato e in parte passano ancora ma anche di quel lume che i dati iniziano finalmente a restituirci. Fin qui abbiamo stretto i denti per resistere e ce l’abbiamo fatta, anche grazie ai nostri dipendenti, ora è tempo di tornare a mordere. 

Per farlo chiediamo un assist alla Politica. In questo numero abbiamo intervistato l’assessore regionale al lavoro, Alessia Rosolen, per approfondire le misure che la giunta Fedriga sta mettendo sul campo o ha in animo di varare entro la legislatura. A sostegno dell'occupazione e delle attività produttive. Sono fondamentali in questo quadro i fondi dati al Cata a sostengo delle realtà artigiane. Se fossero di più in futuro non ci dispiacerebbe. Dove non può arrivare la Regione, per mancanza di competenze o di copertura economica, arrivi lo Stato. Alle piccole imprese sono necessarie misure che riducano la loro struttura di costi (in particolare la pressione fiscale e amministrativa) in modo tale da far loro recuperare condizioni economiche sostenibili. Il rafforzamento competitivo può passare dall’assunzione di qualche lavoratore dipendente, con un effetto positivo rilevante sui livelli occupazionali. Per le aziende strutturate servono invece un mix di strumenti di welfare aziendale (a tutela dei dipendenti soprattutto nelle fasi negative del ciclo) e di sviluppo competitivo (per potenziare le fasi positive). Le risorse per fare queste cose ci sono. Si declini il Reddito di cittadinanza, che così com’è stato concepito è stato un flop, a favore del lavoro. L’impresa assume e lo Stato copre la fiscalità.  Così risolleviamo l’occupazione, aumentiamo la competitività delle imprese e rilanciamo i consumi. Questa sì che sarebbe una misura choc per l’economia del Paese e ancor più per l’area nordestina.
Abbassare qui il costo del lavoro permetterebbe finalmente alle nostre imprese di riguadagnare competitività nei confronti di concorrenti che hanno sede nei paesi di confine.


di Graziano Tilatti
Presidente di Confartigianato-Imprese Udine

tratto da I/u - maggio-giugno 2019