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Artigiani, costruttori di una nuova economia a chilometro zero

Abbiamo la sensazione di essere precipitati indietro di mesi, co-protagonisti di un dramma che non avremmo mai voluto mettere in scena e che nostro malgrado ci troviamo a rappresentare. Le possibilità di azione che ci sono date oggi sono purtroppo limitate. Dobbiamo anzitutto contenere i danni. Sembra poco ambizioso forse, ma in questo momento è il massimo a cui possiamo e dobbiamo puntare. Alzeremo l’asticella non appena la situazione epidemiologica ce lo consentirà, già sapendo che dovremo convivere ancora con questo virus e con quel che ne deriva e che l’economia di prima non ritornerà. In questo mutato scenario diventa determinante il ruolo dell’Europa, che pare finalmente pronta a cambiare registro, passando da matrigna a materna, dalle politiche di mero contenimento del debito a quelle di sostegno ai paesi colpiti dal Covid che trovano nel Recovery Fund la loro massima espressione. Per usare quelle risorse abbiamo chiesto alla Regione un incontro. Vogliamo discutere i progetti per il FVG, le azioni che la Giunta regionale intende intraprendere per salvaguardare il lavoro, l’occupazione e per progettare lo sviluppo del nostro territorio. 

Ne parliamo in questo giornale, esponendo alcune delle proposte che portiamo in dote alla politica, senza dimenticare lo scenario, che purtroppo, come vi raccontiamo nelle prossime pagine, resta fortemente incerto, condizionato dal virus e a rischio di ulteriori peggioramenti. Una proiezione su tutte ci deve far pensare: se entro metà dell’anno prossimo il virus non sarà superato, rischiamo di perdere un quinto delle imprese artigiane di questa regione. Chiariamolo, si tratta della previsione peggiore e noi faremo il possibile, insieme alle istituzioni e alla forza irriducibile che voi imprese avete già dimostrato in questi ultimi anni, per far sì che non si confermi. I progetti come detto ci sono e puntano a costruire un’economia a chilometro zero. 

Dopo anni in cui abbiamo assistito alla fuga di molti all’estero, torniamo tutti a guardare con convinzione allo sviluppo del nostro territorio e delle nostre imprese qui. Interveniamo sulle reti infrastrutturali, su tutte quelle digitali, mettiamo i ferri in acqua per un revamping degli immobili produttivi, ricettivi e residenziali, nel segno dell’economia green, mettiamo finalmente mano sul patrimonio pubblico, spesso vetusto, penso alle scuole, agli ospedali, alle case di riposo che necessitano di riposizionare la propria offerta in funzione dell’aumento dell’età anagrafica e dei problemi messi sul piatto dal Covid per finire con tutta una serie di edifici che potrebbero essere recuperati e andare a ospitare una sanità diffusa sul territorio, alleggerendo gli ospedali, predisponendoci all’eventualità di una nuova pandemia. 

Le azioni che proponiamo sono tante. Ve le ho elencate solo per titoli, con la promessa di portarle ai tavoli che contano perché da intenzioni, speranze e prospettive diventino azioni concrete di cui noi tutti, ognuno nel suo ruolo, in futuro possiamo beneficiare.