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Trattamento fiscale degli impianti fotovoltaici: chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

Chiarimenti sui molteplici aspetti della fiscalità degli impianti fotovoltaici (ad es. quando sono considerati beni immobili o mobili, etc.)

29 gennaio 2014

L’Agenzia delle Entrate nella circolare 36 del 19 dicembre 2013 affronta i molteplici aspetti della fiscalità degli impianti fotovoltaici soffermandosi in particolare sulla necessità di distinguere i casi in cui tali impianti debbano essere considerati beni immobili perché richiedono una dichiarazione catastale, da quelli in cui vanno invece considerati beni mobili, con le connesse conseguenze in termini di trattamento fiscale applicabile ai fini delle imposte indirette (iva, imposta di registro e imposte ipocatastali) e ai fini delle imposte dirette (irpef o ires).Gli impianti fotovoltaici si considerano beni immobili:

  • quando costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica da accatastare autonomamente nella categoria catastale D/1 opifici oppure, nel caso in cui abbiano i requisiti di ruralità, nella categoria D/10 fabbricati per funzioni produttive connesse ad attività agricole;
  • oppure quando sono posizionati su tetto o pareti di un immobile, o relative aree pertinenziali, e sussiste l’obbligo della dichiarazione di variazione catastale perché l’impianto fotovoltaico incrementa la redditività ordinaria dell’immobile di almeno il 15%. 

Gli impianti vanno invece considerati come beni mobili quando non richiedono alcuna dichiarazione al catasto, né come unità immobiliare autonoma né come variazione dell’unità immobiliare su cui sono installati perché rispettano almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. potenza nominale non superiore a 3 kW per unità immobiliare servita dall’impianto; 
  2. potenza nominale complessiva, espressa in kW, non superiore a tre volte il numero delle unità immobiliari le cui parti comuni sono servite dall’impianto;
  3. per le installazioni ubicate al suolo, volume individuato dall’intera area destinata all’intervento e dall’altezza relativa all’asse orizzontale mediano dei pannelli stessi inferiore a 150 m3.

Ammortamento del costo dell’impianto
Per gli impianti utilizzati da titolari di reddito d’impresa, se l’impianto è da considerare un bene mobile va ammortizzato con l’aliquota del 9%. Se invece l’impianto è da considerare un bene immobile, premesso che la stessa circolare in commento chiarisce che non vanno rettificati i maggiori ammortamenti già dedotti prima della circolare stessa, l’impianto va ammortizzato:

  • con l’aliquota del 4% se è accatastato autonomamente;
  • seguendo la procedura di ammortamento e la stessa aliquota relativa all’immobile cui l’impianto risulta integrato, se l’impianto non è accatastato autonomamente.

Se l’impianto è installato su un immobile di proprietà di terzi:

  • se è contabilizzato tra le immobilizzazioni immateriali nella voce costi per migliorie e spese incrementative su beni di terzi, perché e non è separabile dall’immobile, trattandosi di spesa relativa a più esercizi, il relativo costo va dedotto nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio (in tal caso, poichè l’impianto non costituisce un bene ammortizzabile non può essere chiesto per l’impianto il rimborso dell’iva connesso al requisito dell’acquisto di beni ammortizzabili);
  • se è iscrivibile tra le immobilizzazioni materiali, il costo va dedotto in base ai coefficienti d’ammortamento previsti per la specifica categoria di appartenenza.

In ogni caso, per gli impianti delle società, ai fini della disciplina sulle società di comodo per calcolo del test di operatività va applicato il coefficiente del 6 % e per il calcolo del reddito presunto va applicata la percentuale del 4,75% per cento a prescindere dalla circostanza che gli stessi siano inquadrati come beni mobili o immobili .

Autore: Raffaella Pompei, dottore commercialista, funzionario dell’Ufficio fiscale