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Una cura d’urto contro il “Burofisco”

“Burofisco”: è la parola coniata da Confartigianato per descrivere un mostro, purtroppo tutt’altro che immaginario. 

E’ una feroce creatura che riunisce in sé il peso opprimente della burocrazia e la morsa soffocante di una pressione fiscale francamente insostenibile. 

Il carico fiscale che grava sul PIL (43% per il 2017) in uno sparuto gruppo di paesi europei è in linea con quello italiano, ma quanto a complessità nel pagare le tasse nessuno ci batte. Per di più la situazione è addirittura peggiorata negli ultimi anni. In media un’azienda nostrana affronta ogni anno 210 scadenze fiscali, con un picco di 26 nel mese di ottobre e un ritmo di 4,4 a settimana. Ci chiediamo cosa faccia un imprenditore francese o uno inglese delle, rispettivamente, 101 e 130 ore in meno necessarie per adempiere a questo impegno, rispetto al collega italiano. Sicuramente qualcosa di più piacevole o quantomeno più produttivo. 

Se dedichiamo questo numero di I/u al tema fiscale non è però per lanciare l’ennesimo allarme sul problema fiscale. Qualche risultato, anche grazie all’azione di Confartigianato-Imprese, si è pure ottenuto. La pressione fiscale è leggermente diminuita nell’ultimo quinquennio, probabilmente sarà sventato il rischio di un ulteriore aumento delle aliquote IVA, alcune semplificazioni nei regimi d’imposta sono state introdotte. La febbre del malato pare sotto controllo, ma la guarigione è ancora lontana e la terapia non può essere palliativa. 

Una cura d’urto che deve fare i conti con almeno tre priorità.

La prima: finché non ridurremo e renderemo più efficiente la spesa pubblica la pressione fiscale non potrà diminuire in misura significativa. E questo significa anche snellire una PA che, a differenza delle imprese, non si è affatto alleggerita in quest’ultimo decennio di crisi. 

La seconda: pagare le tasse non ci spaventa, ma facciamo almeno in modo che non sia faticoso come uscire dal labirinto di Minosse. 758 misure a impatto fiscale in 7 anni sono un segnale di inciviltà giuridica, comunque le si voglia considerare. La parola d’ordine è “semplificare, semplificare, semplificare!”. 

La terza: pagare imposte e contributi deve essere sostenibile sotto il profilo finanziario, soprattutto nei primi anni di attività. Nei primi 3/5 anni di vita un’azienda di piccole dimensioni rischia di chiudere precocemente non per problemi di mercato o di prodotto, bensì perché sopraffatta da esborsi fiscali e contributivi che sottraggono liquidità proprio nella fase più delicata, in cui energie e risorse vanno concentrate sulla conquista di uno spazio di mercato. 

Questa è la medicina che Confartigianato propone. Troveremo i medici che abbiano il coraggio di prescriverla?

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di Graziano Tilatti
Presidente di Confartigianato-Imprese Udine

tratto da I/u - Settembre-Ottobre 2017