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Riscopriamo il valore di “Andare a bottega”

Andare a bottega”. Per molti secoli questa espressione ha caratterizzato il percorso formativo ‘per eccellenza’ degli artigiani, dei creatori, di quelli che oggi si definirebbero maker. E proprio l’Italia è stata la culla e la protagonista di questo modello in cui il laboratorio era “la” scuola, il luogo in cui le competenze venivano non solo tramandate da una generazione all’altra, ma al tempo stesso affinate, in un processo in cui capitava spesso che anche il Maestro artigiano attingesse dallo spirito innovativo e dalla voglia di sperimentare dei propri allievi. 

Solo successivamente venne la scuola come la intendiamo oggi, imperniata su un insegnamento di tipo formale in cui “l’aula” prese il sopravvento. Al punto che proprio il nostro Paese aveva relegato in un angolo, affidandole alla buona volontà di qualche insegnante, di qualche imprenditore e alcune associazioni di categoria, le esperienze di Alternanza Scuola-Lavoro (ASL). Basti pensare che prima della Legge sulla “Buona Scuola” del 2015 – che ha resto obbligatoria l’ASL per l’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado - soltanto il 2,2% degli under-25 italiani era interessato da esperienze di formazione e lavoro, contro una media UE del 14,1% e un impressionante 26,4% della Germania. 

Da anni Confartigianato lamentava l’impatto negativo che questo divario aveva ormai prodotto a danno dei giovani e del loro percorso di passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro, quasi si trattasse di due mondi separati. Non potevamo quindi che approvare la legge che ha reso obbligatorio, per i nostri adolescenti, a prescindere dal tipo di scuola frequentato, un periodo in cui prendere contatto con il mondo del lavoro reale; non quello filtrato dagli stereotipi, ma quello con cui entreranno prima o poi in contatto, cercando quel lavoro che in realtà – pochi lo spiegano loro – può essere anche creato diventando imprenditori di se stessi. 

Molto resta ancora da fare: formare e orientare gli insegnanti, fornire ai ragazzi e alle loro famiglie informazioni corrette sul lavoro in azienda, consentire alle aziende – anche quelle più piccole o senza dipendenti – di superare gli ingiustificati oneri aggiuntivi, fatti di adempimenti, costi e fastidi di ogni tipo, che impediscono troppo spesso di aprire le porte della propria bottega agli studenti più meritevoli. E proprio in questa direzione Confartigianato-Imprese Udine vuole investire i propri sforzi: garantire agli studenti più preparati e motivati un’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro nelle aziende più preparate e attrezzate. Senza nulla togliere alle imprese formative simulate che portano in aula un’azienda virtuale coinvolgendo decine di studenti, crediamo soprattutto nelle esperienze che mettono in relazione singoli imprenditori e singoli studenti. 

Ci sono tantissimi artigiani desiderosi di tenere a bottega i giovani. C’è un numero crescente di giovani che vuole imparare dal vivo il significato del lavoro. Se le nostre energie non possono bastare per tutti, facciamole bastare per le esperienze più significative. Saranno un messaggio, forte e chiaro, per tutti.

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L'editoriale di Graziano Tilatti
Presidente di Confartigianato-Imprese Udine
  
tratto da I/u - Marzo-Aprile 2017