Questo sito utilizza cookie propri e di terze parti. Se vuoi saperne di più, su privacy e cookie, clicca qui. Continuando la navigazione ne autorizzi l'uso.
No

“Pluitost di nuie a l’e’ miôr pluitost" non è una logica seducente

L'editoriale di Informimpresa Udine del mese di marzo 2014

Capita spesso che un imprenditore ponga domande del tipo "ma Confartigianato cos'è riuscita ad ottenere per me in questi ultimi anni?", "che risultati ha portato a casa nell'interesse della categoria?".

Sono domande sensate, sacrosante e legittime. E sono interrogativi a cui non è facile rispondere. Non perché i risultati manchino, ma per altri motivi.
Proviamo a sintetizzare il perché in pochi punti.

Primo: quando si tratta di negoziare, contrattare e mediare l'esito finale è necessariamente un compromesso tra interessi diversi e il più delle volte diametralmente opposti. Nei casi migliori l'accordo è una via d'uscita vincente per tutti, originale e creativa. Nella maggior parte dei casi è una via di mezzo, un incontro più o meno a metà strada in cui ogni parte deve concedere qualcosa, spesso più di quanto fosse disposta inizialmente a mollare. In tutti questi casi il "non ottenuto" peserà sempre più dell'"ottenuto" e sarà difficile far apprezzare il risultato a chi, anche comprensibilmente, si aspetta battaglie del tipo "o tutto o niente". La filosofia del "pitost di nue al è mior pitost" sarà anche logica, ma non è seducente.

Secondo: mai dimenticare che siamo sul piatto meno pesante della bilancia. Sulla carta i numeri sono dalla nostra parte: milioni di aziende e imprenditori sono l'ossatura economica e sociale del Paese. All'atto pratico queste cifre non contano se non trovano una sintesi unitaria e coesa. Senza questo, portare a casa i risultati è più che difficile. Un mese fa i 60.000 artigiani, commercianti ed esercenti di piazza del Popolo a Roma hanno dato un segnale forte in questa direzione, ma ora di tratta di non disperdere quell'energia e farla pesare sui tavoli che contano.

Terzo: ammettiamolo, non siamo ancora abbastanza bravi a comunicare i risultati che otteniamo, le battaglie che conduciamo e le piccole o grandi vittorie che riusciamo a conseguire.
In tutti e tre i casi, come organizzazione possiamo e dobbiamo migliorare. Se lo aspettano gli imprenditori che rappresentiamo e ce lo chiedono gli associati che ripongono in noi la fiducia nel cambiamento.

C'è di più: ce lo impone il nuovo contesto politico, in cui la voglia e la necessità di risposte rapide a problemi per troppo tempo inaffrontati si traducono in tempi decisionali sempre più serrati. La politica sta mettendo in discussione la validità e la stessa ragion d'essere dei cosiddetti 'corpi intermedi'. In altre parole, cerca di mettere in discussione noi associazioni.
Come in mezzo ad una marea che sale rischiamo di essere travolti dalla domanda di cambiamento. Quando la marea si ritirerà, se nel frattempo non avremo migliorato le nostre prestazioni, rischiamo di essere spazzati via.

Sbrighiamoci quindi a rispondere agli interrogativi da cui siamo partiti o saranno altri a dare le risposte giuste.

di Gian Luca Gortani
Direttore Confartigianato Udine