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Perché alla Regione conviene investire sugli artigiani e le piccole imprese?

L'editoriale di Informimpresa del mese di gennaio 2014

di Graziano Tilatti
Presidente Confartigianato Udine

Per noi come associazione di categoria e per gli imprenditori che rappresentiamo questa può sembrare una domanda retorica, e la risposta così evidente da apparire banale. Dobbiamo però constatare, ancora una volta che non lo è, purtroppo né per l’opinione pubblica né probabilmente per una parte della politica.

Proviamo ad elencare solo alcuni dei mille motivi per cui investire risorse pubbliche sulle aziende artigiane e di piccola dimensione non è solo ‘giusto’ o ‘opportuno’, ma conveniente per l’interesse collettivo.

  1. L’imprenditoria diffusa di piccola dimensione non delocalizza. Può chiudere bottega, ma in ogni caso molto difficilmente decide da un giorno all’altro di trasferire lo stabilimento produttivo in un altro territorio. Senza contare che spesso chi chiude riapre spesso una nuova attività, riposizionando l’idea d’impresa.
  2. L’artigianato e le piccole aziende aiutano al contrario ad attrarre investimenti da fuori. Per chi deve decidere se aprire uno stabilimento sul nostro territorio è importante capire quanto potrà contare sulle capacità e le tradizioni produttive già presenti, sui servizi di prossimità e sulla disponibilità di professionalità interessanti. Un tessuto produttivo di piccola dimensione è infatti come un fertile prato in cui un albero può crescere più facilmente.
  3. Prima di chiudere bottega gli artigiani investono tutto quello che possono. Per loro, il più delle volte, chiudere l’azienda non è il risultato di un calcolo economico-finanziario, ma il passo estremo, da compiere dopo aver tentato di salvare un bene di famiglia e un progetto di vita.
  4. Vale il principio del “frazionamento del rischio”, ossia lo stesso meccanismo che fa funzionare le assicurazioni. Non occorre essere degli statistici per capire infatti che è meno rischioso fare una serie di ‘puntate’ su più cavalli promettenti che giocare il tutto per tutto su un unico ‘favorito’, per quanto possa apparire ‘invincibile’.
  5. Artigiani e piccole aziende assumono personale, non appena ne hanno la possibilità, e prima di licenziare i dipendenti mettono in gioco quanto possibile per mantenere quei posti di lavoro su cui hanno investito in formazione, aggiornamento, trasferimento di competenze. 
  6. Per ogni euro di contributi e agevolazioni investito con fondi pubblici, l’imprenditoria diffusa e familiare ha dimostrato di saper attivare molti più euro di investimenti, per uno sviluppo individuale che si traduce in sviluppo collettivo.
  7. Solo nel comparto artigiano regionale e solo per le dieci linee di intervento gestite dal CATA (il Centro di assistenza tecnica di settore), Confartigianato e le altre organizzazioni del comparto artigiano hanno stimato in 8 milioni di euro le risorse necessarie per stimolare e promuovere investimenti significativi e selettivi: dalla partecipazione a fiere all’estero, alla diffusione del commercio elettronico, dalla nascita di nuove imprese al passaggio generazionale, dalla valorizzazione dei laboratori di artigianato artistico alle diverse forme di qualificazione e certificazione. In sostanza si tratterebbe di investire in media 260 euro per azienda, a fronte delle migliaia di euro che ogni anno ogni artigiano fa affluire nelle casse della Regione……..

Ecco, l’elenco potrebbe continuare con molti altri dati e considerazioni.

Anzi, ben venga il contributo di voi lettori per segnalare il vostro parere in proposito!

Nel frattempo noi attendiamo risposte. Quelle che non sono venute dalla legge di stabilità, ancora una volta debole sui debiti della PA verso le imprese, densa di sanzioni, intrisa del preconcetto “artigiano uguale evasore” e incapace di riconoscere che sono le nostre imprese le protagoniste del vero Made in Italy. Almeno sul piano regionale, per “tornare ad essere veramente speciali” dobbiamo invece tornare a credere negli artigiani e nelle piccole imprese: non a parole, ma con i fatti!