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Fare impresa non è una questione di se e di ma

Il 2019 potrebbe essere un anno decisivo per il futuro dell’Europa. L’Euro compie 20 anni e tra il 23 e il 26 maggio prossimi verrà votato il nuovo Parlamento.
Mai come ora ci si interroga sul futuro di un’istituzione che ha compiuto 62 anni, ma che non ha ancora trovato una sua definizione compiuta. Ecco perché dedicare questo numero di I/u ad un tema di così spiccata attualità.
Tra chi vorrebbe un’uscita del nostro Paese, possibilmente meno traumatica della Brexit, e chi pensa che al contrario serva “più Europa”, probabilmente la maggior parte degli imprenditori opterebbe più pragmaticamente per un’Europa diversa. Diversa perché meno burocratica, meno distante dal vissuto quotidiano di persone e aziende, più forte nel far rispettare regole comuni e al tempo stesso più attenta alle identità locali.
Non è facile fare un bilancio di vent’anni di moneta unica né di sei decenni di istituzioni comunitarie. Si è tentati dai se e dai ma, dalla complicata valutazione di vantaggi e svantaggi determinati dall’abbandonare accordi sovranazionali sempre più impegnativi o dall’accettare i rischi e i compromessi di un futuro in comune.
Tuttavia fare impresa non è una questione di se e di ma. Un imprenditore deve agire, intraprendere appunto. E per farlo ha bisogno di un contesto favorevole, capace di offrire opportunità e di soccorrerlo nei momenti critici.
Quel contesto è già stato delineato nei dieci punti della Carta europea della Piccola Impresa, quello “Small Business Act” da cui l’Europa deve ripartire per creare lavoro, innovazione, mobilità sociale, opportunità di crescita e realizzazione personale.
Possiamo avere dei dubbi sul fatto che artigiani e piccole imprese abbiamo bisogno dell’Europa, ma di certo l’Europa ha bisogno degli artigiani e delle piccole imprese.
L’illusione di un tessuto produttivo composto soltanto da grandi moloch è un’illusione, appunto. Se non altro per il bisogno di libertà e intraprendenza che sono insiti nelle persone.
Qualunque sia il nuovo volto del Parlamento europeo, sia un volto capace di guardare e ascoltare la voce di questi piccoli grandi protagonisti dell’economia e della società.

di Graziano Tilatti
Presidente di Confartigianato-Imprese Udine

tratto da I/u - gennaio-febbraio 2019