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E’ la doga più bassa a stabilire la capacità di un barile

L'editoriale di Informimpresa di novembre 2014

Cosa rende un territorio o un intero paese più competitivo di altri?
Su quali fattori possiamo puntare per recuperare il terreno che abbiamo perso nel corso degli anni non solo nei confronti delle economie a forte crescita, ma anche degli altri paesi europei?
Tra le tante risposte a queste domande c'è anche quella che punta sulla diffusione delle start-up innovative e l'Italia, con una legge che ha meno di due anni di vita, sembra averla fatta propria.
Ma è la strada giusta?
Ci sono buone ragioni per ritenere che sia più efficace una strategia che punti a fare in modo che tutte le imprese, nessuna esclusa, facciano innovazione in qualche misura.
Per alcune di esse si tratterà di sviluppare o sfruttare brevetti, oppure di mettere a punto processi e prodotti radicalmente nuovi, o ancora di creare software e algoritmi assolutamente originali.
E non c'è dubbio che queste aziende "sprinter", quando hanno successo, riescano a innescare processi di sviluppo che si diffondono attorno ad esse, trainando la crescita. Ma è anche vero che "è la doga più bassa a stabilire la capacità di un barile", un principio noto come legge di Liebig (sì, lo stesso dell'estratto di carne...).
Sotto questa visuale, il livello competitivo di un sistema produttivo non va misurato tanto sulle punte di eccellenza quanto sulla prestazione delle aziende meno strutturate, più in difficoltà e che operano nei settori più tradizionali o a minore valore aggiunto. A poco vale infatti che il nostro cellulare possa contare su una rete velocissima in alcuni punti, se poi sperimenta velocità ridottissime in molti altri.
Così come una squadra in cui giocano assoluti campioni, ma con punti deboli rilevanti, viene sconfitta spesso da quella meno eccellente, ma senza reparti scarsi. Ecco perché serve una politica economica in grado di incoraggiare e premiare le eccellenze e al tempo stesso di stimolare i processi di innovazione diffusa.
Un artigiano che impara a sfruttare le potenzialità di internet, comincia a padroneggiare nuove tecnologie o ad utilizzare nuovi materiali, compie un salto innovativo altrettanto importante del collega che mette a punto un'invenzione brevettabile.
Per questo motivo la nostra Associazione continua a impegnarsi per diffondere e rafforzare la logica dell'innovazione.
Lo facciamo accompagnando chi sviluppa progetti di ricerca e sviluppo tecnologico, talmente produttivi che ogni euro di finanziamento pubblico investito in essi produce un ritorno superiore per la collettività.
Ma lo facciamo anche creando continuamente occasioni in cui i nostri imprenditori, i loro collaboratori attuali e i giovani che prenderanno il loro posto in futuro, possano essere stimolati e incoraggiati a innovare, prendere contatto con nuove tendenze, assimilare nuovi concetti.
Nelle prossime pagine raccontiamo un esempio di questo impegno: Udine3D Forum, una iniziativa nata dall'idea di una nostra azienda e che giunta alla 4^ edizione è già andata aldilà della sperimentazione. In quel caso l'oggetto dell'attenzione è costituito dalle molte e trasversali applicazioni della grafica tridimensionale e non occorre molta fantasia per capirne l'importanza per molti settori di attività artigianali e di piccola dimensione.
Ma attenzione: il suo significato va ben oltre e riguarda la capacità di accomunare giovani, imprenditori, lavoratori e professionisti in una esperienza di condivisione delle conoscenze, della curiosità e della voglia di imparare.
Ed è proprio la parola "condivisione" che un esperto come Michele Vianello, che ha condotto il convegno di Udine3D, ci invita a collocare al centro dello sviluppo dell'artigianato, ora e negli anni a venire.

di Gian luca Gortani
Direttore di Confartigianato Udine

Tratto da Informimpresa Udine - Novembre 2014